Nell'arcipelago delle Eolie ci sono due isole che hanno detto no. No al turismo di massa, no ai resort, no all'asfalto. Alicudi e Filicudi sono rimaste esattamente com'erano cinquant'anni fa — e probabilmente lo saranno ancora tra cinquant'anni. Questa gita esiste per una sola ragione: portarti fin lì, e lasciarti per un giorno nel posto più lontano dal mondo che tu possa raggiungere in barca.
Il nostro viaggio
Filicudi arriva all’improvviso. Non si annuncia, emerge dal mare come una sagoma nera e basta. Meno di trecento abitanti, poche strade, poche macchine, e una costa che da terra non vedresti mai. La circumnavighiamo tutta, con calma, fermandoci dove vale la pena fermarsi.
La Canna
Un obelisco di roccia vulcanica che esce dal mare per settantuno metri. È il simbolo di Filicudi e uno degli scogli più spettacolari di tutto il Mediterraneo. Passarci accanto in barca fa un certo effetto: la lava nera contro il turchese, il silenzio rotto solo dai gabbiani. Una di quelle cose che non si fotografano bene ma non si dimenticano.
La Grotta del Bue Marino
Si chiama così per le foche monache — i “buoi marini” — che un tempo vivevano qui. C’è anche chi dice che il nome venga dal rumore del mare dentro la grotta, simile al muggito di un bue. La grotta si apre nella roccia lavica — è la più grande delle Eolie, venti metri di altezza, trenta di larghezza — e dentro l’acqua diventa luminescente. Si ancora fuori e si entra a nuoto, con l’eco che amplifica ogni goccia, ogni onda sulle pareti. Anche chi arriva in gruppo finisce per parlare sottovoce.
Capo Graziano
Sul promontorio ci sono i resti di un villaggio dell’età del Bronzo tra i meglio conservati del Mediterraneo. Tremila anni di storia, tutta lava e vento. La vista da qui sull’arcipelago è totale — Salina, Lipari, e Stromboli che fuma sullo sfondo come se fosse normale.
Le calette di Pecorini a Mare
Il porto di Pecorini è uno dei posti più integri delle Eolie. Qualche barca di pescatori, un molo, l’odore del mare. Ci fermiamo qui per il bagno: fondale di lava scura, acqua trasparente, pesci che se ne vanno per i fatti loro. La sensazione, strana e bellissima, di essere davvero soli.
Alicudi non ha strade. Non ha auto, non ha motorini, non ha niente con le ruote. Per spostarsi sull’isola esistono solo scalinate di pietra lavica — migliaia di gradini scolpiti a mano dagli isolani, che salgono ripidi verso i circa centoventi abitanti rimasti. I rifornimenti arrivano ancora a dorso di mulo. Non è un’esagerazione romantica: è proprio così.
Vista dal mare ha la forma di un cono quasi perfetto — non ci sono baie, non ci sono insenature, solo coste alte e frastagliate che cadono direttamente nell’acqua. Si scende a terra al porto, si passeggia tra i gradini e le case bianche arrampicate sulla roccia, e poi si riparte.
Scoglio Galera
Sul lato occidentale di Alicudi, emerge dal mare uno scoglio che i locali chiamano il sommergibile. La forma è quella giusta — una sagoma scura e allungata che affiora a pelo d’acqua, come se stesse per inabissarsi. Da vicino la roccia lavica si mostra squamata e frastagliata, e l’acqua intorno cambia colore in modo che è difficile non fermarsi a guardare.