Panarea e Stromboli non si visitano insieme per caso. Si visitano insieme perché hanno senso così: il giorno a Panarea, che è piccola e bellissima e lo sa, e la notte sotto Stromboli ad aspettare le esplosioni vulcaniche e guardare il bagliore che illumina il buio. È probabilmente la gita più spettacolare che si può fare nelle Eolie. Stromboli è uno di quei posti che il buio lo trasforma completamente.
Il nostro viaggio
Panarea è la più piccola e la più frequentata delle Eolie nei mesi estivi — ma dal mare, lontano dai bar e dalle terrazze, si capisce perché tutti ci vengono. La costa è frastagliata, i colori dell’acqua cambiano ogni cento metri, e i fondali sono tra i più belli dell’arcipelago. La gente famosa viene qui per stare in barca. Ha ragione.
Cala Junco
Rocce di ossidiana nera a fare da cornice, acqua trasparente fino a dieci metri di profondità, un fondale che sfuma dal verde smeraldo al turchese al blu in pochi passi. La baia ha la forma di un anfiteatro naturale — le pareti di basalto la chiudono su tre lati e la trasformano in qualcosa che assomiglia a una piscina, ma con il mare vero dentro. La luce ci rimbalza in un modo che non si vede facilmente altrove, e a seconda dell’ora cambia tutto: i colori, le ombre, persino la dimensione dello spazio.
Gli scogli di Basiluzzo
Appena fuori da Panarea, Basiluzzo è un isolotto disabitato con una costa di basalto colonnare — la stessa formazione geometrica del Giant’s Causeway, solo qui in mezzo al Mediterraneo e senza nessuno intorno. I fondali intorno sono straordinari per lo snorkeling: ci sono anfore romane sul fondo, resti di un’antica rotta commerciale.
Dattilo e gli isolotti minori
Intorno a Panarea c’è un piccolo arcipelago nell’arcipelago — Lisca Bianca, Lisca Nera, Bottaro, Dattilo. Li circumnavighiamo: sono scogli, tecnicamente, ma hanno una presenza scenografica fuori scala. L’acqua tra uno scoglio e l’altro prende colori che non sai come chiamare.
Le fumarole sottomarine di Bottaro
Tra gli isolotti, il fondale è geotermicamente attivo. Si vedono le bolle risalire dal fondo, l’acqua è leggermente più calda in certi punti, e l’ambiente intorno ha una qualità strana, sospesa. Uno dei posti più particolari in cui fare snorkeling in tutto il Mediterraneo.
Tra Panarea e Stromboli ci sono circa trenta minuti di navigazione. Li facciamo al tramonto — non è un dettaglio, è parte della gita. Il sole scende mentre la sagoma di Stromboli cresce davanti a voi. A un certo punto si comincia a vedere il bagliore delle eruzioni — prima appena percettibile, poi sempre più netto man mano che si avvicina. È difficile descriverlo senza sembrare esagerati. Non siamo esagerati.
Stromboli erutta ogni giorno. Non è una roba che succede ogni tanto — è continua, regolare, quasi puntuale. Ogni venti o trenta minuti la sommità del vulcano lancia lapilli e lava nel cielo, e quando è buio si vede tutto: le esplosioni, il bagliore arancione che illumina il fumo, la luce che rimbalza sull’acqua. La Sciara del Fuoco — il canalone di lava che scende lungo il fianco del vulcano — diventa uno scenario che è difficile da descrivere a chi non l’ha visto.
Ci si mette a largo della Sciara del Fuoco, a distanza di sicurezza. Motore spento. Si aspetta. E poi succede.
La Sciara del Fuoco
Il versante nord-ovest di Stromboli è uno dei paesaggi più alieni che esistano in Italia. Una colata di lava solidificata che scende per settecento metri fino al mare, nera, inclinata, priva di qualsiasi vegetazione. Di notte, quando la lava scorre, il contrasto col buio è totale. Non assomiglia a niente altro che abbiate mai visto.
Le eruzioni dal mare
Dal basso non si vede la bocca del cratere, ma si vede tutto il resto — i bagliori, i lapilli che illuminano il cielo, il rumore sordo delle esplosioni che arriva attutito sull’acqua. È uno spettacolo nel senso più letterale della parola: qualcosa che guardi e che ti lascia senza parole.
Strombolicchio
Lo scoglio basaltico a nord dell’isola, con il suo faro in cima. Di notte, con Stromboli che arde alle spalle, ha qualcosa di cinematografico. È la chiusura giusta.